Bandèra dlà Valsesia
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ANTICHE BANDIERE DELLA VALSESIA
si trattavano fondamentalmente di “drappi” di forma quadrata ( le odierne bandiere 1×1,5 sono di misura marinara ) generalmente usate sugli edifici o portate in battaglia tramite un’asta con due regoli, uno superiore e uno inferiore che la tenevano distesa. In epoca più tarda presero la forma di bandiere.
Stendardo Valsesiano pre-Viscontiano (lotte contro i feudatari)(1100-1400)

Bandiera Valsesia Viscontiana (concordato con il Ducato)(1400-1800)

ANTICHE BANDIERA DELLA VALSESIA
Come in tutte le comunità alpine la “nascita” delle bandiere passa attraverso i simboli araldici delle casate nobili della Valle. Questi erano riportati sulle armi o scudi e si possono ancora vedere sulle facciate di alcune ville nobiliari.
Ora tralasciamo la parte dell’Araldica pre-comunitaria e arriviamo alla “nascita”. Già nel XII secolo nel corso delle ribellioni contro i feudatari è probabile che i Valsesiani, costituendosi in universitas (da universi cives, “unione di tutti i cittadini”) Comunitatis Valis Sicide abbiano deciso di darsi un “simbolo”, in contrasto a quelli dei vari feudatari che negli anni tentarono di impossessarsi a più riprese della Valle. Si trattava fondamentalmente di “drappi” di forma quadrata generalmente uguali alle “armi” presenti sugli edifici e portati in battaglia tramite un’asta con due regoli, uno superiore e uno inferiore che li tenevano distesi, solo nella seconda metà del XII secolo presero la forma di bandiere. Il simbolo che nel nostro caso rappresentò e rappresenta il popolo Valsesiano e quello Walser, che venne a chiedere terre libere per vivere e far prosperare la Valle, fu l’aquila dorata.
Una leggenda spiega lo stemma della valle; “Un’aquila con le ali aperte e lo sguardo fisso al sole”.
I barbari fuggiaschi sui monti della Valsesia dopo la sconfitta subita ai “Campi Raudii” furono restituiti da questi al console Gaio Mario; a sua volta, il console donò ai valligiani un’aquila romana che formava l’insegna delle legioni: allo stemma venne aggiunta la scritta “semper eadem nec mutorin fide” a ricordare la lealtà e la fedeltà valsesiana alla propria terra e agli alleati. Più facilmente come viene citato anche dallo storico latino Tito Livo potrebbe essere stata donata dai Romani con “LexPompeia de Transpadanis” dove veniva data alle tribù insubri “cittadinanza Romana “per aver combattuto al fianco di Roma nella “Guerra sociale” tra il 91 e l’88 Ac. L’aquila, che nell’araldica medioevale simboleggia la vittoria, la potenza, la prosperità, ma anche il sacro romano impero viene posta nei due inquartati di sinistra dell’arma con sfondo bianco (dei guelfi) e nella parte di destra la metà dell’arma del comune di Novara all’epoca Guelfa e alleata ai Valsesiani. Questa “arma” seguirà tutte le rivolte Dei Valsesiani contro i Feudatari del comune e del vescovo di Vercelli (ma anche contro Novara che dopo il 1167 si schiera con Vercelli) fino alla definitiva nascita della comunità Valsesiana nel 1275 grazie alla protezione Viscontea con i “Trattati di Gozzano”.
Da allora il nostro simbolo con il motto “Semper Eadem Nec Mutor In Fide ricorda che da qui passano molti conquistatori, con molte bandiere, ma alla loro caduta vengono velocemente dimenticate, perché sono le radici profonde che fanno forte l’albero!
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